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> Biografia di Giambernardino Dèlfico

Primogenito di Berardo Delfico e di Margarita Civico, nato in Teramo il 29 Dicembre 1739, sortì dalla natura, con un fisico ben composto e maestoso, un ingegno facile e pronto, ed una certa gajezza, la quale rendeva sommamente piacevole la conversazione con lui, condita sempre da scelta erudizione e da attici sali. Questi personali vantaggi gli facilitarono nel 1767 il conseguimento della mano di Caterina Mazzocchi unica figlia di Lorenzo giudice di vicaria, stato assessore in Teramo dal 1759 al 1765: matrimonio in un aspetto felice, per aver portato ai sigg. Delfico, coll'eredità di quella famiglia originaria di S. Maria di Capua e famosa per aver dato al Regno il celebre filologo Alessio Simmaco Mazzocchi, anche il titolo di Marchese, alla morte di Filippo Mazzocchi presidente del sacro Regio Consiglio, ma in altro senso disgraziato, per esser Caterina mancata ai vivi in Giulia a' 19. Maggio 1769 sei giorni dopo aver ivi partorito Orazio, unico frutto del ben assortito imeneo.

Il luogo della riferita morte e dell'indicata nascita mi chiama a notare che Gianbernardino, creato Amministratore ed Uditore generale dello stato d'Atri (divenuto Regio allodiale) alternava la residenza fra il palazzo di Atri e quello di Giulia. Un impiego esso era per gestione di larghe finanze e per l'attribuzione di decidere in seconda istanza sulle sentenze dei governatori locali, cospicuo impiego dal Delfico esercitato per lo spazio di circa trent'anni, e più decorosamente da che fu dichiarato Presidente onorario della Regia Camera della Sommaria, tribunale di quei tempi supremo per le cause miste di economico e di giudiziario. Ne rimane singolare memoria nei Versi di amore e d'amicizia dell'ab. Alberto Fortis, impressi in Vicenza (p. 14.)

O squallido Atri, o della tua primiera - Forma diviso e in povertà caduto - Caro ognor mi sarai! per te di vera - Dolcezza ampio tesoro è in me venuto - D'amistà indissolubile e sincera. - O' a Berardin tuo reggitor dovuto - Il ben celeste, e la soave aita - Che l'amaro scemò della mia vita. - Ei degli eletti suoi Fratelli i cori - Primo dispose ad accostarsi al mio. - Quindi l'aureo Melchior, ch'ai casti amori - Caro tributo in dotte carte offrìo - A me si strinse: insiem gioje e martori - Egli meco, e con esso aver voll'io. - E mio divenne il buon Filippo ancora - Ch'amicizia e virtù quai numi onora.

Si potrebbe credere che dal considerevole soldo alla carica annesso avesse la famiglia Delfico (18) ritratto o qualche vantaggio, o l'indennità almeno delle spese: eppure accadde il contrario per la splendidezza di Gianbernardino, che in lui giungeva sino alla profusione. Della croce di commendatore dell'ordine Costantiniano, meritata nel 1798 mi risovviene aver fatto altrove cenno. Era giusto ch'egli fosse nominato socio corrispondente dell'Accademia Regale d'istoria e di belle lettere, e Presidente della società agraria della nostra provincia. Nel giorno dell'inaugurazione di questa, che fu il 1 Novembre 1810 pronunciò un discorso, inserito negli Atti dell'istallamento delle società agrarie del Regno, in cui maestrevolmente esaminò quale stata fosse l'antica agricoltura de' Pretuziani e de' Vestini: e nella seconda tornata, 6 Gennaio 1811. a rintracciar si pose la loro popolazione, il loro commercio e la loro pastorizia. Le sue idee si veggono rifuse nell'Interamnia Pretuzia, tante volte nel primo volume della presente storia citata e commentata, conosciuta ed applaudita eziandio nell'estero: dono pregevolissimo ch'ei fece alla patria, mercè la stamperia Regale di Napoli nel 1812, insieme colla pubblicazione delle raccolte lapide (19).
Men di due anni le sopravvisse il ch. autore, essendo inopinatamente trapassato il 17 Gennaio 1814. Nei magnifici funerali celebrati per tre giorni consecutivi nel Duomo, ebbi da monsig. Nanni, grande amico dell'illustre defonto, l'incarico di comporre le iscrizioni apposte alle due porte della Chiesa ed ai quattro lati del tumulo, e di recitare il funebre elogio (20), nel quale ben fondato augurio io trassi dell'eterno riposo di Gianbernardino, dall'aver egli non solo generosamente dimenticata qualche privata maligna influenza a certe traversìe sofferte dal 1798 al 1802 ma di avere altresì, giusta l'Evangelico precetto, ricambiato l'odio con beneficenze. Tale virtù, il disinteresse e l'eutrapelìa formar dovevano e formano le tre tinte caratteristiche dello storico suo ritratto (21).

di Niccola Palma

(Per le notizie biografiche di Niccola Palma cfr. Nicolino Farina, in Gente d’Abruzzo – Dizionario biografico, Castelli (Te), Andromeda Editrice, 2006, vol.7, pp. 267-271)

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 (18) G. De Lucia, Alcuni aspetti dell'opera dei fratelli Delfico nella provincia di Teramo, in «Abruzzo», n. VII (1969), n. 1, pp. 117-128; R. Cerulli, La famiglia Delfico nel Risorgimento, Pescara 1968.
(19) Dell'Interamnia Pretuzia, memorie di Gio: Bernardino Delfico ne è stata curata la ristampa anastatica dall'Editore Forni di Bologna nel 1977.
(20) E' conservato, inedito, nella biblioteca provinciale di Teramo: Ciarelli Papa – Sgattoni, Il "fondo Palma", cit., p. 72.
(21) Ulteriori notizie su G. B. Delfico si possono trovare in altro manoscritto del Palma, Raccolta di Memorie Istoriche, riguardanti la città di Teramo e gli altri Luoghi dell'antica Regione Pretuziana (alla sezione X: cfr. Ciarelli Papa – Sgattoni, Il "fondo Palma", cit., pp. 117-119), volume del quale si è interessato G. Pannella, Un nuovo manoscritto del maggior storico teramano Niccola Palma in «Rivista Abruzzese etc.», a. X (1895), fasc. IV (Aprile), pp. 192-196 e fasc. V (Maggio), pp. 219-226. Cfr. inoltre, C. Campana, Un periodo di storia di Teramo etc., cit., pp. 202-204; L. Coppa – Zuccari, L'invasione francese etc., cit., «Indice generale analitico», vol. II ad vocem, pp.1157-1158, e vol. IV ad vocem, pp. 621-623. Biografia tratta da: Niccola Palma, Storia della città e Diocesi di Teramo, vol.V, pp.309-311, ricerche a cura di Fausto Eugeni. Il personaggio trovasi nominato in varii modi: Gianbernardino, Giov.Bernardino (IV), Gio:Bernardino

 
 
 
 
 
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