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> News del mese di MAGGIO ’2014


LE S.T.P. UN ENNESIMO ABORTO GIURIDICO DA PARTE AGENZA DELLE ENTRATE!!! CRITICITA' ( a cura del prof.Mauro norton rosati)


LE  S.T.P :   ABORTO GIURIDICO TIPICO ITALIANO!

 

( del prof.Mauro Norton rosati di monteprandone)

 

 

Nata dopo vari tentativi nel 2011 la S.T P è rimasta nel limbo giuridico!

Infatti la regolamentazione di tale “particolare struttura” da applicare all’esercizio di una attivita’ professionale,mal si concilia con la normativa tipica e propria delle attivita’ “liberali” con quelle”d’impresa”.

I motivi:

1°- non precisa la natura e qualificazione del reddito prodotto a fini fiscali

2°- nulla prevede per gli aspetti “previdenziali”

La leva fiscale è ben decisiva: la scelta di una o diversa,  tipologia giuridica fiscale , è della massima rilevanza con conseguenze naturalmente “catastrofiche” nella opzione effettuata.

Una semplice circolare ministeriale non potra’ essere sufficiente a spostare l’ago della bilancia nella valutazione degli effetti  prodotti da una scelta non corretta!

 

Infatti è intervenuta la agenzia delle entrate che fa un “dietrofront” rispetto ad un orientamento amministrativo gia’ espresso.

In breve, il reddito della STP è esclusivamente “reddito d’impresa” in quanto si deve valutare la “veste giuridica” e quindi la forma piuttosto che la “sostanza”, ovvero, nel caso della STP, l’oggetto sociale!

 

Il legislatore, nei disegni di legge in Parlamento, precisa che è pur sempre “attivita’ di lavoro autonomo”: allora come ci si deve comportare !

Allora i “professonisti” sono “imprenditori”. Via il criterio di cassa e ben venga ! quello di “competenza”!

E per l’IRAP? Non piu, il “metodo fiscale” (arrt.8 del Dlgsv.446/97) a seconda dei casi, ma “metodo del bilancio”(art.5 dlgsv.446/97), nessuna ritenuta fiscale, se è veramente “reddito di impresa” rispetto al 20% se si accede alla tesi del “lavoro autonomo”!

Ed alora! In mezzo al solito “pressapochismo italiano” siamo in balia di un Fisco sempre meni rispettoso dello “statuto del contribuente” di un fisco vessatorio che presta il fianco a condotte “difensive”!

 


admin
Stampa Pubblicazione: 24/05/2014
Ultimo aggiornamento: 24/05/2014

LE ULTIME EVOLUZIONI IN TEMA DI TRUST. TRUST E BANCA: I COVENANTS (PROF.MAURO NORTON ROSATI DELFICO)


GIOVEDI 26 GIUGNO 2014 ORE 14-18,30

VILLA SCERIMAN- VO' DI PADOVA

Prof.Mauro Norton rosati di monteprandone: TRUST E BANCA: I COVENANTS

Prof.Giacomo Breda-- antiriciclaggio

dott. Massimo Coppola- La valutazione contabile degli strumenti finanziari (IAS 39-IFRS 9)





ADMIN
Stampa Pubblicazione: 21/05/2014
Ultimo aggiornamento: 21/05/2014

SUB TRUST: NEW APPLICATION IN ITALJAN LAW?


                        SUB TRUST     When it happens?

(prof.Mauro Norton Rosati di Monteprandone)

 

Sometimes the trustee may hold the equitable interest on behalf of a beneficiary.

This would be the case where a beneficiary, who enjoys an equitable interest under a subsisting trust, creates a trust of his interest in favour of another, ie a beneficiary under a trust creates a sub-trust of hi sentire interest in favour of a sub-beneficiary.

 

The effect of this arrangement is that the benficiary under the original  trust assigns his interest to the new beneficiary by way of a trust.

 

In this situation the original beneficiary adopts the role of the settlor and the trustee for the benefit of another.

 

T (legal  owner)  --------B ( orginal equitable owner)----C( sub-beneficiary or new equitable owner)

 

Inteed, it’s possible for the original equitable owner to create a sub-trust and, at the same time, remain an equitable owner of trust property.

 

This would be the positio where the original equitable owner declars a trust of part of his equitable interest.

For example, T ( legal owner) holds on trust for B absolutely (equitable owner).

B retains a life interest in the property and declares himself a trustee of the remainder for C absolutely.

 

The new arrangemenbt may be illustrated as follows:

 

                            B(life interest)  -  C( remainder interest)

T ( legal owner)----------------------------------------------------------

                            ( equitable owners)

 

It should be noted that in respect of the sub.trust, B will  have active duties to perform on

Behalf of his new beneficary C.


ADMIN
Stampa Pubblicazione: 17/05/2014
Ultimo aggiornamento: 17/05/2014

CONGRATULAZIONI per INCARICO DOCENZA a PROF.PAOLO LANCIOTTI e GIACOMO BREDA


Il Rettore della Albany International School (UK-USA) con proprio decreto del 15 maggio 2014 previa verifica della idoneita' dopo procedura di valutazione comparativa ha conferito incarico di "Senior Lecturer"-"Associate Professor" a: prof.PAOLO LANCIOTTI_Inyernational Contracts Law prof. GIACOMO BREDA-International Laudering Legislation and Banking. CONGRATULAZIONI! anche da parte della BTS ROSATI di MONTEPRANDONE & PARTNERS per due validi collaboratori e partners!

admin
Stampa Pubblicazione: 16/05/2014
Ultimo aggiornamento: 16/05/2014

SUPPORTERS TRUST contributo dell'avv.Carlo RMBOLA' di ROMA


Il Supporters Trust in Italia

Molto spesso, quando si sentono alcune terminologie di matrice anglosassone, ci si illude di avere a che fare con qualcosa di nuovo, importato dall’estero e per questo, magari, di dubbia affidabilità.

Niente di più sbagliato, almeno nel caso del Supporters Trust, o Trust dei tifosi o, meglio ancora, azionariato popolare, pratica diffusa nel mondo sportivo, che possiamo definire come la trasmissione della proprietà azionaria nei confronti dei tifosi, che assumono il doppio ruolo di sostenitori ed investitori.

Essere tifoso può significare tante cose: andare allo stadio, sostenere la propria squadra, ma anche, da qualche tempo, esserne un piccolo dirigente, in proporzione alla quota sottoscritta.

Nella pratica, si assiste all’organizzazione in associazioni o cooperative di tifosi, che hanno, fra gli scopi sociali, quello di acquisire delle quote societarie del club di riferimento.

Da un punto di vista giuridico, in primo luogo, è importante non confondere il modello di Supporters Trust, che ha natura tipicamente associativa, con l’istituto del Trust, anch’esso di natura anglosassone, ma con natura e finalità molto differenti[1].

Tanto premesso, si tratta di uno strumento giuridico che, in un’epoca di dissesti economici e società con i bilanci sistematicamente in rosso, offre ai club una valida alternativa di sopravvivenza, proprio per mano dei tifosi, autentico patrimonio delle società sportive.

Attenzione, però. Non si tratta di organismi a scopo di lucro, ma di enti no profit, che si impegnano a reinvestire o portare a riserva gli eventuali utili realizzati.

La gestione autonoma da parte dei tifosi fa sì che l’intera organizzazione venga improntata alla massima democraticità e trasparenza, oltre che ad una apertura pressoché totale nei confronti di qualsiasi sostenitore della squadra di riferimento.

Se uno degli scopi del Supporters Trust è senza dubbio quello di aumentare l’influenza dei tifosi all’interno dei club attraverso una partecipazione più attiva alla vita finanziaria della società, non va dimenticato che queste organizzazioni si sono diffuse già da qualche decennio in Inghilterra, come contrappeso e strumento per la risoluzione della crisi finanziaria dei club stessi, com’è avvenuto, per fare qualche esempio, per il Chesterfield, il Lincoln City e lo York City[2].

Di questi tempi, d’altronde, lo sport è solo uno dei campi in cui si risentono i contraccolpi di modelli finanziari ormai non più sostenibili.

Quali sono gli esempi più famosi di Supporters Trust?

Anche se finora abbiamo fatto riferimento all’Inghilterra, è dalla Spagna che arriva l’esempio di azionariato popolare più noto al mondo: il Futbol Club Barcelona è interamente posseduto dagli oltre 170.000 soci che, accanto ad uno straordinario sentimento di appartenenza al club, hanno costituito una forma di partecipazione societaria senza eguali.

La società catalana, inoltre, rappresenta la classica eccezione che conferma la regola, trattandosi, il club blaugrana, di una delle società più ricche al mondo e quindi, in linea teorica, tutt’altro che bisognosa dell’aiuto economico dei tifosi.

Tornando in Italia, in questi giorni è assurto agli onori delle cronache l’esempio della Carrarese, che ha lanciato il proprio Supporters Trust, con un promotore d’eccezione - Gianluigi Buffon - già proprietario del club toscano[3].

L’iniziativa vuol seguire l’esempio di realtà come Piacenza, Ancona, San Benedetto del Tronto e Taranto - per citarne alcuni - laddove i tifosi si sono organizzati in modo tale da sostenere le società di appartenenza, ora detenendo una partecipazione nel capitale sociale, ora avendo un proprio rappresentante nei rispettivi consigli di amministrazione. Senza contare che, in alcuni casi, i tifosi hanno acquistato il marchio all’asta fallimentare o rifondato la società, all’indomani del fallimento[4].

Accanto ad una visione, per così dire, romantica del rapporto fra i tifosi e le società di calcio, con questi nuovi, ultimi baluardi del senso di appartenenza ai colori sociali, rimane lo spazio per una considerazione finale, di carattere più pratico, ma non per questo meno attuale.

La promozione dello strumento dei Supporters Trust, come teorizzato da alcuni studiosi[5], potrebbe rivelarsi, fra le altre cose, uno straordinario deterrente alla violenza negli stadi, dal momento che, chi è coinvolto finanziariamente, oltre che emotivamente, nella gestione di un club, non andrebbe mai a compiere atti potenzialmente lesivi degli interessi della società stessa, poiché, così facendo, non farebbe altro che danneggiare sé stesso.

Un motivo in più per favorire il coinvolgimento dei tifosi nelle sorti economiche (oltre che sportive) dei club, nell’ambito di un sistema che, da una parte, renderebbe l’esperienza dei sostenitori più viva e diretta, dall’altra, costituirebbe una valida alternativa alla gestione finanziaria delle società di calcio, con potenziali ripercussioni positive anche nella gestione dell’ordine pubblico.



[1] Il Trust è uno strumento giuridico che serve a regolare una serie di rapporti giuridici patrimoniali nell’interesse di uno o più beneficiari, per un determinato scopo (ad esempio, tutela del patrimonio, sgravi fiscali, investimenti previdenziali, etc.).

L’istituto, molto diffuso nel mondo anglosassone, non trova in Italia una disciplina compiuta, ragion per cui il quadro di riferimento è da ricercarsi nei Trattati internazionali e nelle leggi straniere che lo regolano.

Per approfondimenti, vedi qui: http://www.studiorombola.com/gli-strumenti-di-protezione-patrimoniale-istituti-emergenti-e-spunti-di-riflessione-1-parte-di-annalaura-carbone/

[2] Il coinvolgimento dei tifosi a mezzo del Trust ha assicurato, nei casi sopra citati, la sopravvivenza dei club, soprattutto ed in particolare durante il periodo di crisi, a causa del crollo di ITV Digital.

Per approfondimenti, vedi intervista dell’Agenzia Stampa Italia al Prof. Mauro Rosati di Monteprandone: http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=19439:violenza-negli-stadi-il-supporters-trust-come-strumento-di-autodifesa

[4] In particolare, i Supporters Trust di Taranto, Ancona, Modena, Arezzo e Rimini detengono una partecipazione nel capitale sociale; eleggono un proprio rappresentante nel consiglio d’amministrazione a Taranto, Ancona, Arezzo e Piacenza; hanno acquistato il marchio all’asta fallimentare a Lucca e Piacenza; detengono diritti sociali indipendenti dalla quota di capitale sociale posseduta (diritto particolari) a Taranto e Ancona; hanno la delega per la gestione del settore giovanile e rapporti con gli sponsor a Taranto e San Benedetto del Tronto. Fonte: http://www.fondazionetaras.it/supporters-trust/

[5] Ved. intervista al Prof. Mauro Rosati di Monteprandone, cit.


admin
Stampa Pubblicazione: 12/05/2014
Ultimo aggiornamento: 12/05/2014

SUPPORTERS TRUST contributo dell'avv.Carlo RMBOLA' di ROMA


Il Supporters Trust in Italia

Molto spesso, quando si sentono alcune terminologie di matrice anglosassone, ci si illude di avere a che fare con qualcosa di nuovo, importato dall’estero e per questo, magari, di dubbia affidabilità.

Niente di più sbagliato, almeno nel caso del Supporters Trust, o Trust dei tifosi o, meglio ancora, azionariato popolare, pratica diffusa nel mondo sportivo, che possiamo definire come la trasmissione della proprietà azionaria nei confronti dei tifosi, che assumono il doppio ruolo di sostenitori ed investitori.

Essere tifoso può significare tante cose: andare allo stadio, sostenere la propria squadra, ma anche, da qualche tempo, esserne un piccolo dirigente, in proporzione alla quota sottoscritta.

Nella pratica, si assiste all’organizzazione in associazioni o cooperative di tifosi, che hanno, fra gli scopi sociali, quello di acquisire delle quote societarie del club di riferimento.

Da un punto di vista giuridico, in primo luogo, è importante non confondere il modello di Supporters Trust, che ha natura tipicamente associativa, con l’istituto del Trust, anch’esso di natura anglosassone, ma con natura e finalità molto differenti[1].

Tanto premesso, si tratta di uno strumento giuridico che, in un’epoca di dissesti economici e società con i bilanci sistematicamente in rosso, offre ai club una valida alternativa di sopravvivenza, proprio per mano dei tifosi, autentico patrimonio delle società sportive.

Attenzione, però. Non si tratta di organismi a scopo di lucro, ma di enti no profit, che si impegnano a reinvestire o portare a riserva gli eventuali utili realizzati.

La gestione autonoma da parte dei tifosi fa sì che l’intera organizzazione venga improntata alla massima democraticità e trasparenza, oltre che ad una apertura pressoché totale nei confronti di qualsiasi sostenitore della squadra di riferimento.

Se uno degli scopi del Supporters Trust è senza dubbio quello di aumentare l’influenza dei tifosi all’interno dei club attraverso una partecipazione più attiva alla vita finanziaria della società, non va dimenticato che queste organizzazioni si sono diffuse già da qualche decennio in Inghilterra, come contrappeso e strumento per la risoluzione della crisi finanziaria dei club stessi, com’è avvenuto, per fare qualche esempio, per il Chesterfield, il Lincoln City e lo York City[2].

Di questi tempi, d’altronde, lo sport è solo uno dei campi in cui si risentono i contraccolpi di modelli finanziari ormai non più sostenibili.

Quali sono gli esempi più famosi di Supporters Trust?

Anche se finora abbiamo fatto riferimento all’Inghilterra, è dalla Spagna che arriva l’esempio di azionariato popolare più noto al mondo: il Futbol Club Barcelona è interamente posseduto dagli oltre 170.000 soci che, accanto ad uno straordinario sentimento di appartenenza al club, hanno costituito una forma di partecipazione societaria senza eguali.

La società catalana, inoltre, rappresenta la classica eccezione che conferma la regola, trattandosi, il club blaugrana, di una delle società più ricche al mondo e quindi, in linea teorica, tutt’altro che bisognosa dell’aiuto economico dei tifosi.

Tornando in Italia, in questi giorni è assurto agli onori delle cronache l’esempio della Carrarese, che ha lanciato il proprio Supporters Trust, con un promotore d’eccezione - Gianluigi Buffon - già proprietario del club toscano[3].

L’iniziativa vuol seguire l’esempio di realtà come Piacenza, Ancona, San Benedetto del Tronto e Taranto - per citarne alcuni - laddove i tifosi si sono organizzati in modo tale da sostenere le società di appartenenza, ora detenendo una partecipazione nel capitale sociale, ora avendo un proprio rappresentante nei rispettivi consigli di amministrazione. Senza contare che, in alcuni casi, i tifosi hanno acquistato il marchio all’asta fallimentare o rifondato la società, all’indomani del fallimento[4].

Accanto ad una visione, per così dire, romantica del rapporto fra i tifosi e le società di calcio, con questi nuovi, ultimi baluardi del senso di appartenenza ai colori sociali, rimane lo spazio per una considerazione finale, di carattere più pratico, ma non per questo meno attuale.

La promozione dello strumento dei Supporters Trust, come teorizzato da alcuni studiosi[5], potrebbe rivelarsi, fra le altre cose, uno straordinario deterrente alla violenza negli stadi, dal momento che, chi è coinvolto finanziariamente, oltre che emotivamente, nella gestione di un club, non andrebbe mai a compiere atti potenzialmente lesivi degli interessi della società stessa, poiché, così facendo, non farebbe altro che danneggiare sé stesso.

Un motivo in più per favorire il coinvolgimento dei tifosi nelle sorti economiche (oltre che sportive) dei club, nell’ambito di un sistema che, da una parte, renderebbe l’esperienza dei sostenitori più viva e diretta, dall’altra, costituirebbe una valida alternativa alla gestione finanziaria delle società di calcio, con potenziali ripercussioni positive anche nella gestione dell’ordine pubblico.



[1] Il Trust è uno strumento giuridico che serve a regolare una serie di rapporti giuridici patrimoniali nell’interesse di uno o più beneficiari, per un determinato scopo (ad esempio, tutela del patrimonio, sgravi fiscali, investimenti previdenziali, etc.).

L’istituto, molto diffuso nel mondo anglosassone, non trova in Italia una disciplina compiuta, ragion per cui il quadro di riferimento è da ricercarsi nei Trattati internazionali e nelle leggi straniere che lo regolano.

Per approfondimenti, vedi qui: http://www.studiorombola.com/gli-strumenti-di-protezione-patrimoniale-istituti-emergenti-e-spunti-di-riflessione-1-parte-di-annalaura-carbone/

[2] Il coinvolgimento dei tifosi a mezzo del Trust ha assicurato, nei casi sopra citati, la sopravvivenza dei club, soprattutto ed in particolare durante il periodo di crisi, a causa del crollo di ITV Digital.

Per approfondimenti, vedi intervista dell’Agenzia Stampa Italia al Prof. Mauro Rosati di Monteprandone: http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=19439:violenza-negli-stadi-il-supporters-trust-come-strumento-di-autodifesa

[4] In particolare, i Supporters Trust di Taranto, Ancona, Modena, Arezzo e Rimini detengono una partecipazione nel capitale sociale; eleggono un proprio rappresentante nel consiglio d’amministrazione a Taranto, Ancona, Arezzo e Piacenza; hanno acquistato il marchio all’asta fallimentare a Lucca e Piacenza; detengono diritti sociali indipendenti dalla quota di capitale sociale posseduta (diritto particolari) a Taranto e Ancona; hanno la delega per la gestione del settore giovanile e rapporti con gli sponsor a Taranto e San Benedetto del Tronto. Fonte: http://www.fondazionetaras.it/supporters-trust/

[5] Ved. intervista al Prof. Mauro Rosati di Monteprandone, cit.


admin
Stampa Pubblicazione: 12/05/2014
Ultimo aggiornamento: 12/05/2014

OPERAZIONI SOSPETTE:INDAGA UEFA SU ATLETICO MADRID di FRANCESCO ROSATI DELFICO


OPERAZIONI SOSPETTE: ATLETICO MADRID SOTTO LA LENTE DELLA UEFA

 

 

Il Fair play finanziario ha di positivo quello di evitare di far divenire  “pirati” i clubs professionisti nei loro investimenti.

Pero’ dei grandi sospetti sull’Atletico Madrid iniziano a sorgere, in particolar  modo sulla sua solidita’ economica .

Infatti  a fronte di un'esposizione nei confronti del Fisco di circa 200 milioni di euro e con interessi annui che ammontano a 17, la seconda squadra di Madrid è riuscita in questi ultimi anni ad allestire formazione ultracompetitive, che hanno portato in dote due Europa League, una Coppa del Re e una Supercoppa Europea.

Appaiano   seri dubbi per gli addetti ai lavori della”onesta’ economica” del club.
Nella  stagione 2010/2011, l'Atletico Madrid non ha avuto risultati eccelsi tanto da essere stato al settimo posto, e quindi fuori dall'Europa ed una situazione debitoria rilevante che ha dovuto imporre un restyling finanziario al club stesso: via de Gea (al Manchester United per 20 milioni), Elias passa allo Sporting Lisbona per 8,5 milioni, Forlan all'Inter per 5 e Aguero si accasa al Manchester City per la bellezza di 45 milioni di euro.

In sostanza incassi pari ad 85 milioni, che però non vengono formalmente reinvestiti lasciando a bocca asciutta  l’Agenzia delle Entrate spagnola, che si accontenta di una dilazione faraonica del proprio credito  e con le somme incassate e con qualche “aggiustamento”  come per l'esterno turco Arda Turan (13 milioni versati al Galatasaray) e per il fortissimo attaccante colombiano Radamel Falcao, prelevato per 40 dal Porto.

 

il passaggio del Tigre dal Porto all'Atletico Madrid sarebbe costato solo 18 milioni di euro alla formazione iberica, in virtù del 55% della titolarità dei diritti sul giocatore della Doyen. Due stagioni dopo, Falcao si è trasferito nel Monaco del magnate russo Dmitry Ryboloblev per 60 milioni di euro, ma di questi solo una parte sono rimasti nelle casse del club.

L'anno prima infatti, il calciatore, come ricompensa per la decisione di rifiutare la corte di Chelsea e Real Madrid e restare una stagione in più agli ordini di Simeone, è entrato in possesso di parte del suo cartellino, guadagnando qualcosa come 15 milioni sul suo trasferimento nel Principato. Sui restanti 45, in teoria da destinare al Porto nell'ambito del pagamento rateale pattuito al suo tempo per mettere le mani sul colombiano e dal solito Fisco, è il buio più totale. Nessuno è in grado di conoscere la destinazione di tali somme e dove le stesse siano andate a confluire dato che nelle casse dell’Atletico Madrid non ci sono.

 Forse qualcuno ha utilizzato il “meccanismo” denominato Tpo (third party ownership): "Se c’è un meccanismo che permette ai team di accedere a buoni giocatori bisogna usarlo" questa sara’ stata la filosofia del management .

La Uefa, in tema di fair play finanziario, ha già lasciato intendere di voler vederci chiaro e di non gradire affatto questa pratica, come confermato dal presidente Michel Platini: "Se la Fifa non dovesse intervenire per mettere al bando questo sistema, interverremo a livello di Uefa".

Francesco di Monteprandone Delfico

 


admin
Stampa Pubblicazione: 9/05/2014
Ultimo aggiornamento: 9/05/2014
 

 
 
 
 
 
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